ULTRAKELVIN (Noise-Punk, Padova- Italia) è un'ossessivo lancio di monolitici assalti sonori di difficile classificazione. Si mischiano energie punk, noise, hardcore, black metal, no wave. È la versione dopata dei KELVIN, band formatasi nel 1999 a Padova.
ANNA alla batteria, WOOLTER alla chitarra, PANDA alla voce e tastiere giocattolo. Woolter ha suonato in Putiferio, Woolter, Antisgammo e Lodio. Panda ha suonato in Putiferio, Huck, SDA.
QUI / ULTRAKELVIN - split LP LP 33 giri limitato in 300 copie, 42 minuti di musica in uscita per l’italiana Macina Dischi e la polacca Antena Krzyku. Nel lato ULTRAKELVIN primi sei brani registrati del gruppo padovano dedito al noise-punk in versione ultra. Registrato da Stefano Scattolin esce il 7 Novembre 2017, masterizzato da Carl Saff, cura la parte grafica Andrea Mozzato / Officina Infernale, che con il suo lavoro sempre disturbato, trasforma la serigrafia del gatefold LP in un incubo. L'anno successivo Ultrakelvin viene stampato anche in versione CD gatefold "glow in the dark" sempre per Macina Dischi e Antena Krzyku.
Come Kelvin hanno fatto uscire: CD01 (2002), VIRGOLA 2 (2003),uno split con JOHN WOO (2004); registrati nel loro garage, il Toolshed a Massanzago (PD). Nel 2005 su SweetTeddy rec, Frame rec esce il doppio split cd KELVIN / WOOLTER e sempre per SweetTeddy nel 2006 pubblica il minicd 3" dal titolo "8X8". Nel 2010 danno il via a una loro etichetta, MACINA DISCHI che conta una ventina di uscite. Sfornano lo split 10" Aluminium Series split assieme a SPEEDY PEONES (2010) e nel 2011 viene ristampato CD01, il loro primo lavoro. Fondano nel 2025 il progetto APROBLEMA e registrano nuovo materiale con Utrakelvin in uscita nel 2026.
Hanno suonano insieme a: Chinese Star, Kid Commando, Distorted Pony, The Hospitals, Qui, Fever Dream, Aghatocles, Champagne Kiss, Supersystem, Soft Moon, OvO, Zu, Halley Dna, Red Worms’Farm, Infranti, John Woo, One Dimensional Man, Lucertulas, With Love, G.I.joe, Afraid, Rosolina Mar, A Flower Kollapsed, Tokyo Sex Destruction, Youff...….e tanti altri gruppi favolosi.
BIO- EN:
ULTRAKELVIN (Noise Punk, Padua, Italy) is an obsessive barrage of monolithic sonic assaults that defy easy classification. Their sound blends punk, noise, hardcore, black metal, and no wave into a raw and uncompromising experience. The band is the amplified, overdriven evolution of KELVIN, originally formed in Padua in 1999.
ANNA plays drums, WOOLTER guitar, and PANDA handles vocals and toy keyboards. Woolter has previously played in Putiferio, Woolter, Antisgammo, and Lodio. Panda has played in Putiferio, Huck, and SDA.
QUI / ULTRAKELVIN – Split LP A limited edition 12" LP (33 RPM), pressed in 300 copies, featuring 42 minutes of music, released by the Italian label Macina Dischi and the Polish label Antena Krzyku. The ULTRAKELVIN side contains the first six recordings by the Padua-based noise punk trio in their most extreme form. Recorded by Stefano Scattolin, the album was released on November 7, 2017, mastered by Carl Saff, with artwork by Andrea Mozzato / Officina Infernale, whose signature disturbing aesthetic transforms the gatefold silkscreen sleeve into a nightmare. The following year, the ULTRAKELVIN material was also released as a gatefold CD edition with glow-in-the-dark printing, again through Macina Dischi and Antena Krzyku.
As KELVIN, the band released CD01 (2002), VIRGOLA 2 (2003), and a split with JOHN WOO (2004), all recorded in their own garage studio, Toolshed, in Massanzago (Padua). In 2005, Sweet Teddy Records and Frame Records released the double split CD KELVIN / WOOLTER, followed in 2006 by the 3-inch mini CD 8X8, released by Sweet Teddy Records. In 2010, the band founded its own label, MACINA DISCHI, which has since produced around twenty releases. That same year they released the Aluminium Series 10" split with SPEEDY PEONES, and in 2011 CD01, their debut album, was reissued. In 2025, they launched the APROBLEMA project and recorded new Ultrakelvin material, scheduled for release in 2026.
Over the years they have shared the stage with Chinese Stars, Kid Commando, Distorted Pony, The Hospitals, Qui, Fever Dream, Agathocles, Champagne Kiss, Supersystem, The Soft Moon, OvO, Zu, Halley DNA, Red Worms' Farm, Infranti, John Woo, One Dimensional Man, Lucertulas, With Love, G.I. Joe, Afraid, Rosolina Mar, A Flower Kollapsed, Tokyo Sex Destruction, Youff, and many other amazing bands.
NEURONI Autore: Trucco I QUI sono di Los Angeles. Hanno fatto uno split con gli Ultrakelvin mettendoci una sola canzone, ma di 22 minuti. Si chiama Fuck Outer Space ed è ispirata alla Los Angeles lisergica, al lato allucinato di Venice Beach. È una suite di cinque (almeno io ne ho individuate cinque) porzioni diverse in una traccia unica. Le differenze tra una e l’altra sono notevoli, viaggiare è un modo per spaziare, e gli stacchi sono sempre bruschi. Partiamo in allegria, con rumori tra i Sonic Youth, Glenn Branca e i film horror alla Dario Argento. Continuiamo allegorici, con voci sussurrate che si sovrappongono a un pianoforte con la stessa cadenza della musica di Eyes Wide Shut. Il climax sonoro della prima parte si raggiunge con i piatti della batteria che sbattono contro il loop di sottofondo. Dopo, parte un vero e proprio pezzato prog-jazz, almeno così sembra all’inizio, perché poi diventa più sottile e meno Tim Buckley, si assottiglia si assottiglia, fino alla terza porzione, che ci porta nel deserto di Sergio Leone ma accompagnandoci con un flauto perso nei boschi di Twin Peaks. Più voci umane introducono la quarta parte, dominata senza rivali da una batteria elettronica. Bisogna fidarsi dei QUI e lasciare che Fuck Outer Space prosegua per scoprire tutte le sfumature della fantasia. Tra la quarta e la quinta c’è un bridge noise. La quinta è un pianoforte, che prende il via con una voce e un flauto e si conclude con la melodia dei Beach Boys sulla frase finale, che è appunto “fuck outer space“. È un racconto a capitoli, un flusso di coscienza con alcuni switch ( -> parola del mese) prestabiliti. Non è sempre incubo, ha anche attimi di apertura solare. Il viaggio tra le cinque canzoni in una è lisergico, ma non solo: è senza preferenze per una sonorità o l’altra, non solo acido ma anche pieno di squarci di riflessione lucida, comunque sempre molto distante da un qualsiasi “qui”, anche dalla Los Angeles lisergica. Da cui i QUI si allontanano nel corso dei 22 minuti, portandoci completamente altrove. Anzi, in molti altrovi.
Poi ci sono gli Ultrakelvin, con sei canzoni che in tutto durano un po’meno dei QUI. Prosegue la follia ma con un taglio più deciso: più chitarre e più botte da orbi. Il genere si sposta verso il noise con un po’ di blues, in ricordo di Putiferio e Kelvin da cui gli Ultrakelvin hanno origine, con simpatia verso METZ e Pissed Jeans. Gli Ultrakelvin suonano per non darti un attimo di respiro, sia quando si allontanano un po’ (III – Hellzabomber), usando il metodo “ti circondo da lontano e limito sempre più il tuo orizzonte visivo e uditivo soffocandoti lentamente”, sia quando si avvicinano tanto e invadono il tuo spazio vitale (IV – Boneless Teethless), adottando il metodo “ti dò sempre sui denti”. Tutto finisce con i 9 infernali minuti di I – Ham Slam, fatta di rumore, scariche elettriche, lamenti di animali nelle grotte e qualcosa di circolare che si è incantato. Non ho idea di che cosa abbiano usato per farli ma questi sono i rumori che sento. La ri-esplosione finale di I – Ham Slam! si distingue per lo stacchetto conclusivo alla Shift (inaspettato). Chiude il noise, lo stop and go, l’incastro chitarra e batteria e il post hard core di VI – Dwarf in Reverse. Alla fine non ci capisco più un cazzo, ma sono contento.
Il disco si chiude con un “boh”, sull’ultima nota degli Ultrakelvin, riassuntivo di tutti i 42 minuti, o forse è un “beeuh” (con “eu” pronunciato alla francese). Qualunque cosa sia, è una grande idea secondo me, non perché non so cosa pensare ma perché non c’è modo migliore di un boh per definire questo split, che non è definito, che non dà limiti, confini e frontiere al desiderio di cambiare, da un momento all’altro, senza preavviso, sempre.
È il migliore anti-noia del 2017, ogni volta che riparto da capo ad ascoltarlo trovo robe nuove. Prodotto da MacinaDischi – un’etichetta che fa cose che spaccano, da seguire sempre – e Antena Krzyku.
STORIA DELLA MUSICA Autore: Marco Biasio Negli undici anni abbondanti persi ad imbrattare carta (anche se solo digitale) ne ho viste e sentite di cotte e di crude. Compresa quella volta ad un certo concerto che, nel tentativo infelice di sembrare simpatico, un tizio mai più incrociato in vita mia mi disse che, in quanto aspirante scribacchino, mai avrei dovuto parlare di gruppi padovani, “altrimenti risalta la tua padovanità”. Aldilà del fatto che 1) credo di essere, assieme a Tito Livio, l’unico uomo sulla faccia della terra e nella storia documentata a sentirsi affibbiare un tale attributo e che 2) seppur attestati, patavinitas latino e padovanità italiano fanno schifo uguale, il rilievo torna, periodicamente, a darmi da pensare. Come faccio, ora, a comunicare agli interessati che 1) è tornato in pompa magna uno dei migliori gruppi noise del Triveneto (toponomastica grātiās agō) a cavallo tra Vecchio e Nuovo Millennio 2) è tornato in formazione allargata, per l’appunto “ultra”, accogliendo per l’occasione (e senza essere pakato dai piddioti!!!!1!1) il profugo Panda dei criogenizzati Putiferio 3) è tornato con uno split in 300 copie (in vinile splatter black trasparente con copertina silkscreened, non so se mi spiego) condiviso nientepopodimenoche con i losangelini Qui?
La teoria degli infiniti futuri contingenti, indeterminismi a parte (non ce ne voglia il buon Łukasiewicz) favorirebbe due soluzioni di massima: far finta che nulla sia e ripiegare su qualcosa di più accessibile e meno padovano (chessò, l’ultimo disco dei Fleet Foxes), oppure fregarsene e tirare dritti. Dacché le parole al miele di Maynard Keenan per L.A. possono applicarsi tranquillamente anche per la mia città di nascita e residenza, opterò consapevolmente per la seconda. In sintesi: una facciata a testa per band, una sostanziale equipollenza di minutaggio (ai Qui, per anzianità?, vengono destinati un paio di minuti supplementari) tuttavia vanificata da una curiosa asimmetria formale (ai sei pezzi degli Ultrakelvin ne corrisponde uno solo dei Qui). Ed è proprio da… qui, che partiamo. In the deep space, cloud[s(are)]dead. I primi cinque minuti di “Fuck Outer Space” sono sospironi e grattini soul resi indistinti dalle nebbie e dalle storture noise di una “Nub”: poi entra in scena il riff principale, una stolida lama tra sirena d’ambulanza e intontimenti à la My Disco che fa da contorno ad una cantilena swingata. Il brano si sfalda e frastaglia col passare dei minuti, inglobando sample vocali, spicchi plunderfonici, accostando fraseggi blues e ipersaturazioni harsh, in un saggio di post-modernismo a tratti ridondante che si conclude con una grottesca sonatina beefheartiana di piano.
Anche Woolter, Anna e Panda preferiscono Guglielmo di Ockham a Łukasiewicz: il che è chiaro sin dall’attacco brutale di “VII – Chrissie Crowley, Creepy Crawler”, un panzer doom-core di quelli che non le manda a dire (eufemismo). Diversi e felici i momenti in cui l’ottovolante deraglia tra lo stupore degli astanti, come quando Anna illividisce di colpi la tastierina tetraplegica di “III – Hellzabomber”, quando l’anthemico grunge radioattivo di “IV – Boneless, Teethless” sfocia nel punk-core iperteso à la Retox di “II – Black Rambo”, quando nelle grattuggiate a singhiozzo di “VI – Dwarf In Reverse” si risente la psicosi del mai troppo celebrato “Ate Ate Ate”. Il mio gusto personalissimo – e quindi, in quanto padovano, opinabilissimo – avrebbe solo defoliato qualche ramo della lunga esplorazione industrial-noise di “I – Ham Slam!” (la saga di Randy “The Ram” Robinson musicata dai Barkmarket? Una Vertebreaker griffata Amphetamine Reptile?): ma immagino che dal vivo la cosa risulti parecchio esaltante. Per quanto mi riguarda, un regalo coi controfiocchi. Nadae de sarveo, Nadae de core.
PERTE ET FRACAS Autore: SKX Si vous êtes atteints de coulrophobie, la pochette de Andrea Mozzato/Officina Infernale va vous faire fuir. Elle est pourtant magnifiquement cauchemardesque, finement taillée et élaborée avec de belles photos noir et blanc des deux groupes en supplément, sérigraphiée et un vinyle tacheté. C'est toujours le cas avec les productions du label italien Macina Dischi (aidé par les Polonais de Antena Krzyku), maison passée maître dans le disque drôlement chiadé. De clowns, il va en être encore question avec les américains de Qui. Le duo de Los Angeles avait surtout fait parler de lui en 2007 avec l'album Love's Miracle qui les voyait collaborer avec le grand clown aux plus belles heures de Jesus Lizard, David Yow himself. Depuis, je croyais que le groupe errait dans le désert mais non, il a publié une pelleté de disques. C'est juste que je m'en tapais royalement. Et ça risque de continuer à l'écoute de Fuck Outer Space, seul et très long morceau de vingt-deux minutes découpé en cinq actes. M ais il pourrait être découpé en deux ou trente-huit parties, ça ne changerait pas, j'y comprends rien. Des sonorités venant d'un sous-marin échoué par 1000 mètres de fond, le sonar émet en boucle, le chant d'une sirène transgenre, toujours ce putain de sonar qui émet, la science ne fait pas que des miracles. Des claviers d'un autre âge qui débarquent des années 70, le krautrock dans un cadre spatio-temporel tombant en lambeaux et sans vie. Et puis Qui passe du coq à l'âne, triture les samples d'une conversation d'humains décérébrés tout en appuyant au hasard sur des touches, met le lave-vaisselle en marche en criant dessus et termine ce laborieux voyage par une mélodie de piano triste, décharné et des chants qu'on souhaite à personne. Qui plane haut, très haut. Ce sont des génies ou des branleurs. En ce qui me concerne, le choix est fait.
Le duo italien Kelvin n'a pas donné signe de vie depuis 2010 et un split avec Speedy Peones. Depuis, un troisième membre est arrivé aux claviers/voix en plus de Woolter (guitare/chant) et Anna à la batterie, il répond au doux nom de Panda et jouait déjà avec Woolter sur le premier album de Putiferio. Du coup, Kelvin est devenu Ultrakelvin. Ce qui ne signifie pas deux fois plus de bordel car le duo évoluait déjà à un beau niveau de nuisances. Par contre, plus étrange et personnel, oui sans doute. Kelvin a toujours été adepte d'un noise-rock décapant et foutraque. En version trio, les fulgurances d'Ultrakelvin prennent de la consistance et des virages insoupçonnés. Ça peut être très bref et intense, quatre titres tapant sous les deux minutes. Ça peut être très long, Ham Slam! allant vadrouiller au-delà des neuf minutes. Et Hellzabomber pilonne entre les deux. Mais quel que soit la taille, les six morceaux cherchent la confrontation avec vos tympans. Les claviers (qui étaient déjà présent en mode duo) sont plus présents, amènent des bizarreries, perturbent l'ordre établi, s'intègrent de façon plus judicieuse dans le fatras des rythmes. Les deux chants mâles généralement en chœur ajoutent une couche de tonnerre grondant sur des vallées de dissonances. A part un long passage sur Ham Slam! où ça triture et ça friture plus que ça tabasse, la face Ultrakelvin est une belle leçon de noise concassée, spontanée, urgente et expérimentale sur les bords.
OX ZINE Autore: Joachim Hiller Was definiert eine Metal-Platte? Gemeinhin die Musik, in diesem speziellen Fall ist es aber das Material des Covers, das aus einer bedruckten Aluplatte besteht, in die auch noch eine Seriennummer eingestanzt ist. Die Musik auf der blauen 10“ stammt von einerseits KELVIN aus Padua, einem Mann/Frau-Duo, das seit 1999 existiert und mit der Bezeichnung „Noise Punk Hardcore“ glücklich ist – Metal ist es jedenfalls nicht. Komplex und hektisch, chaotisch und doch nicht nervig. Auf der B-Seite SPEEDY PEONES, ebenfalls aus Padova, seit 2001 aktiv und personell doppelt so stark aufgestellt, die eigenwilligen Synthie-Pop spielen, verkopft und doch aus dem Bauch raus. „It’s all about beautiful women, Alfa Romeo, fast muzik, and trash-pop. SPEEDY PEONES is a boxerotique-comedy. Tragique.“ So die wenig erhellende und doch aufschlussreiche Selbstbeschreibung. Und das mit der Automarke finde ich aus ganz persönlichen Gründen interessant ... Ein eigenwilliger Release, der aber großen Spaß bereitet, musikalisch wie haptisch. (8) Joachim Hiller
PERTE ET FRACAS Autore: SKX Un disque qui vous saute à la pupille avant d'assouvir (ou pas) les tympans. Un disque dont on se sent obliger d'abord de causer emballage avant le grand déballage. Un disque de poids. Un disque en aluminium, même léger et que d'un coté, ça tient bien dans la main, à la manière du Long Hair in Three Stages de US Maple. Pochette bleu-gris imprimée à même l'alu, vis, boulons et mouches prisonniers sous la presse. Verso, ça s'enlève, tendance toujours bleue comme le vinyl transparent. Macina Dischi, nouveau label de Padoue, a l'amour de l'objet de classe.
On va donc parler italien avec Kelvin et Speedy Peones, deux groupes également originaires de Padoue.
Kelvin ne sont pas des inconnus. Un duo mâle/femelle qui nous avait déjà titiller les neurones il y a deux ans avec un regroupement de leurs meilleurs trucs. La grande forme est toujours là. Un animal pas dangereux mais très joueur, aux coups de griffes qui peuvent laisser des traces, juste pour le fun. Un noise-rock alerte, acéré, rebondissant, avec deux morceaux expédiés en à peine trois minutes au total et dont les influences présenties ne laissent pas présager les deux reprises qui s'ajoutent au générique. If i had an exorcism par les Melvins (album Bullhead) et My body is a jerk par les fêlés et moins connus américains Men's Recovery Project (deux anciens Born Against). Une reprise des Melvins en version light dont je ne ferais pas l'affront de dire qu'elle est mieux que l'originale (ce morceau étant de plus un des meilleurs du répertoire des pouilleux) mais l'accélération et la dissonance en font un morceau furibard qui pourrait passer pour un inédit de Kelvin. Pendant ce temps là, la reprise de Men's Recovery Project est beaucoup plus proche de l'original et s'exécute à douze mains, les membres de Speedy Peones se joignant à l'œuvre de destruction sous le nom des Spelvin Keones. Ca, c'était pour la face K.
Face S, Speedy Peones joue le grand écart. Synth-pop-punk avec un synthé donc, des coulées de mélodies gaies comme un pinson et pour le coté punk, on repassera. A moins que ce soit pour la boite à rythme et sa programmation en mode rapide. Trois titres se dansant comme au bal de fin d'année, période 80's, entrecoupés régulièrement par des pets de synthés ressemblant plus à un bruitage de jeux vidéos. C'est frais comme un sirop de fraise dont le pendant serait les Allemands de Robocop Kraus. Pas franchement la culture de la maison mais comme piège à gonzesses, c'est parfait.
NEXT CLUES Autore: Bil Où en étions-nous ? Ah oui, je vous disais dans la chro précédente, rédigée sur le pouce avant de partir me dorer la pilule, que nous reparlerions vite de Macina Dischi, tout nouveau label italien qui a très récemment sorti (en collaboration avec Robotradio Records) l’excellent 1/2lp+cd de Lucertulas, et dont voici la troisième référence : un beau 10’’ partagé entre deux groupes italiens.
J’ai dit italien – quatre fois, déjà -, ce qui signifie qu’il ne faudra pas confondre Kelvin avec Kehlvin, les suisses, car un peu plus d’un h les sépare musicalement. Kelvin, allégé du h, c’est Anna à la batterie + Woolter à la guitare et aux gueulantes. Woolter joue aussi dans Putiferio, pour ceux à qui ça dirait quelque chose. Une fille et un mec : plus de possibilités qu’il n’y paraît. Au départ on a le sentiment que Kelvin fait comme bien des groupes actuels, de remettre la no wave au goût du jour en concassant des chansons déjà pas très solides et en misant sur la spontanéité plus que sur autre chose, car d’autre chose, il n’y a pas. Il est clair qu’ils croient dur comme fer aux saccades, aux dissonances et à la maladresse comme armes infaillibles, mais ils n’ont pas mis que ça dans ces trois titres. Ils y ont également glissé de l’humour, du punk, de la décontraction, et, sur le dernier morceau, du synthé aussi, certainement parce qu’ils aiment foutre Men’s Recovery Project à burnes, le soir, à Padoue, et parce que c’en est ici une vraiment bonne reprise : My Body Is A Jerk. Ce que l’on retient en bout de course, - en plus du fait que je regrette de si mal connaître Men’s Recovery Project -, c’est qu’on n’a pas besoin que ce groupe soit la révélation de l’année pour se régaler, et puisqu’on se régale, on se le remet un petit coup. En attendant un véritable album qui ne devrait pas tarder et qui sera leur quatrième, mine de rien. Kelvin : comme si Unwound avait essayé d’être sur Skin Graft à la place d’Arab On Radar ? C’est super minable comme comparaison, mais vous vous en contenterez. Maintenant, il est temps de tourner le beau vinyle bleu. Bleu. Bleu comme le nouvel energy dome tout en jello de Devo ? Pas loin, pas loin du tout. Les Speedy Peones sont plus précisément proches du Devo de Duty Now For The Future par instants (Vultures, deuxième des trois titres, pourrait presque argumenter mon propos), et alors qu’en ce moment j’ai tendance à vite dégainer dès que j’entends un pauvre son de synthé et que le revival 80’s me fait glavioter, celui-ci de groupe new wave me plaît bien. Certainement parce que les trois chansons qu’ils ont déposées ici sont poppy, joyeuses, sans aucune prétention, que le chant, ou les deux chants quand il y en a deux, est très bon ou sont très bons, et que le mélange guitare + synthé a bien été bossé (pour une fois). Comme si Brainiac avait été un tribute band des Cars ? Ou de The Knack. Vous vous contentez décidément de bien peu, et encore, j’ai pas osé vous parler de ressemblances improbables avec The Pop Group sur la troisième plage. Celle qui met le feu à la piste, Cabeza de Gorila, de loin la plus funk des trois. Les Speedy Peones sont légers, mais légers d’une légèreté qui fait parfois du bien.
Pour contrebalancer, Macina Dischi a fait fabriquer des pochettes en métal, dans le même esprit que le lp de Long Hair In Three Stages de US Maple, sauf qu’ici la plaque d’alu est imprimée. Comme en plus l’artwork est de première qualité, ça nous donne un bel objet qui doit peser sa demi-livre, et ça nous confirme que Macina Dischi est une maison qui fait bien les choses. (8/10)
RUMORE #222/223. Autore: Raul Duke La MacinaDischi ha fatto le cose in grande per lo split tra Kelvin e Speedy Peones: l’edizione in alluminio è un piacere per gli occhi e per il tatto – e ovviamente per le orecchie dato che non recensiamo confezioni ma dischi. Eppure nell’emorragia di file e di attenzione prestata alla musica piccole opere artigianali e ricche di inventiva (nonché probabilmente insensate a livello economico) come questa andrebbero di diritto messe in cima alla lista degli acquisti. Sul lato A i Kelvin sputano quattro pezzi nervosi come l’autista della 92 e asciugati sino all’osso. Noise, Melvins e punk, che è poi l’elemento che gli Speedy Peones, per l’occasione con una drum machine a tirare il ritmo, riprendono per il loro lato. Qualcuno con un po’ di senso dell’umorismo accetterebbe di chiamarlo pop, altri forse si rifiuterebbero contestandone l’intento. Noi ci godiamo questi tre pezzi che per cominciare un Venerdi sera vanno alla grande.
ROCKERILLA Autore: Lorenzo Pioppi Split come scissione, rottura. Una spaccatura nata da uno scontro rapido, violento e rabbioso, di frequenze sonore opposte ma proprio per questo devastanti. Sono i Kelvin e gli Speedy Peones, entrambi veneti, entrambi con il pepe al culo. I primi si affacciano sul lato A abusando dei loro strumenti e facendoli gridare pietà in un vortice caotico, anche rendendo omaggio ai Melvins, i secondi, sul lato B, suonano semplicemente come dei deviati un garage marcio: ed è un complimento bellissimo. Un 10” a edizione limitata con copertina in alluminio, che suona a 45 giri, condiviso e curato con amore e attenzione maniacale; per l’oggetto stesso, per il contenuto. Come non si vedeva da tempo. Uno split hardcore per le scelte estreme, da sentire, da toccare.
BLOW UP #146/147 Autore: Fabio Polvani Due band padovane, stilisticamente diverse tra loro, si dividono questo disco dotato di un certo “spessore”. Tre brani ai Kelvin, duo a cui piace lo spezzatino noise/post-punk cucinato al sangue, tra percussioni sbullonate e trame discordanti, incise da una chitarra sferragliante e rugginosa (al trattamento è passata anche la If I had an exorcism dei Melvins). Tre brani agli Speedy Peones, quartetto quantomeno eccentrico, dedito a un electro-rock Casio-oriented strambo e divertito, ora più garagey (Ephemera drawer) ora più sbilanciato in senso new wave (Cabeza de gorila per un Mark Stewart esotico?). La rimanente traccia vede le due entità fondersi in una “Spelvin Keones connection” che partorisce il grottesco tema sci-fi My body is a jerk ispirato ai Men's Recovery Project. Se doveste gradire, da non lasciarsi sfuggire il manufatto col vinile azzurro e lastra d'alluminio serigrafato come copertina (7).
SODAPOP Autore: Emiliano Zanotti Metallo dal Nordest, almeno per quel che riguarda la confezione delle prime 300 copie di questo 10" (45 rpm e registrazione analogica, così da sfruttare al massimo le potenzialità del supporto): una lastra di alluminio da un millimetro, serigrafata e numerata a punzone. Sarà la disperazione dei collezionisti; come se non bastasse il fatto che la tiratura totale è di 500 pezzi, per cui l'edizione con copertina cartonata è più rara di quella metallica, 266 copie di quest'ultima sono in vinile blu, le restanti 44 nero: ancora una volta la versione normale è più limitata di quella speciale. Ma parliamo un po' di musica, che dite? Kelvin e Speedy Peones sono due gruppi che hanno in comune apparentemente solo la provienienza geografica, ma non sempre le cose sono come appaiono. Iniziamo dal lato B (se leggete fino in fondo capirete perchè); gli Speedy Peones li conoscerete per aver letto la recensione del loro CD su queste pagine. Garage rock'n'roll normale (passatemi il termine), ma continuamente intersecato da chitarrine sferraglianti e suoni di synth scemi. L'effetto è piuttosto straniante, perchè se tali soluzioni sono solitamente utilizzate da gruppi pesanti e noiosi per darsi una patina di simpatica ironia pop (solitamente fallendo e guadagandosi anzi auguri di morte) qui vanno ad interrompere il fluire di ritornelli vincenti (Ephemera Drown) o di crescendo strumentali. Non proprio la mia cup of tea, ma un gruppo che fa intelligentemente sfoggio di idiozia non gratuita è merce rara e sempre apprezzabile. Il lato di Anna e Woolter, in arte Kelvin, è dedicato invece a un noise chitarra/batteria e voce filtrata che denuncia fortemente il passato hardcore dei componenti. Si apre con l'assalto a tratti disarticolato di Change Yor Feel che di accelerazione in accelerazione ci porta all'altrettanto sparata K-Way, roba da headbanging sloga-collo. La cover della Melvinsiana If I Had An Exorcism, le cui originali cadenza sludge sono felicemente riconvertite in un pezzo hardcore noise, chiude il loro turno. L'ultimo brano del lato è opera degli Spelvin Keones, temibile all star band che combina i membri di entrambi i gruppi. Il pezzo, che per quel che mi riguarda fa guadagnare a tutti loro il mio imperituro rispetto, è My Body Is A Jerk degli indimenticabili Men's Recovery Project, trasformata in un travolgente inno da sing-along. Come direbbe il duca conte Catellani "questa è classe, coglionazzo".
RADIOMOLOTOV Autore: Titus Bresthell 10" pazzerello (in un packaging elegante e futuristico allo stesso tempo) che mi permette di ascoltare per la prima volta delle registrazioni dei padovani Kelvin e di ri-incontrare quei mattacchioni degli Speedy Peones. Legate da amicizia più che da affinità sonore, le due band venete uniscono però le loro forze nell'ottima cover di My body is a jerk, breve scheggia post-punkeggiante dei MEN'S RECOVERY PROJECT (progetto parallelo dei BORN AGAINST). Nei tre pezzi a testa, invece, i Kelvin (ora rimasti in due: batteria e chitarra) ci danno un assaggio della loro bravura compositiva/esecutiva e della loro malsana passione per il noise di chiara estrazione punk/hardcore (cover dei MELVINS inclusa), mentre gli Speedy Peones, che avevamo lasciato con l'ep Fast listening (ma che nel frattempo hanno anche pubblicato il full length Karel Thole), cambiano le carte in tavola e sostituiscono la batteria con un synth collegato a una drum machine: il risultato è che il loro garage psichedelico perde parecchia incisività a livello di suono (la parte ritmica è soooo anni '80) ma mantiene intatta tutta la carica di melodie e ritornelli accattivanti, confermando l'ottima prova al microfono del vocalist. Beh, per quanto strano sia questo 10", oltre ad obbligarvi al download del digital promo, vi consiglio anche di visitare nuovamente il sito della MacinaDischi e accaparrarvi un copia "aluminium" serigrafata da Serimal.
SENTIREASCOLTARE Autore: Stefano Pifferi Fa piacere ritornare dalle vacanze e sentir dire alla radio da Ernesto Assante che a brevissimo tutti – e sottolinea “tutti” con voce stentorea – i supporti fisici per libri, giornali, dischi spariranno. No perché, mentre il Chris Anderson meets Simon Reynolds all’amatriciana dice la sua, qui a Gimme Some Inches scartiamo il pacco arrivatoci in questo stanco agosto dalla MacinaDischi con lo split a 10” tra Kelvin – casa madre di Woolter e Anna, responsabili dell’home based label – e Speedy Peones. Il vinile è in un bellissimo colore azzurro, ma non è questa l’unica particolarità del packaging: il disco è infatti contenuto in una lastra di alluminio serigrafata e numerata a mano, rivestita da una pellicola per aerografie, perché “vorremmo fare delle produzioni a 360° che abbiano una linea riconoscibile”, come ci confessano i due. Musicalmente c’è un turbinio punk che smuove i due lati: quello dei Kelvin va di quello virato noise alla maniera di casa AmRep, con annesso omaggio ai Melvins (If I Had An Exorcism); quello targato Speedy Peones va di follia garage su un sostrato psych-wave-pop da invertebrati, proprio come in Karel Thole.
SOLARIPSE 'Out Rock' Autore: Loris Zecchin Due giovani realtà italiane si dividono un lato a testa di questo sfizioso vinile 10” blu con copertina in alluminio (!). Kelvin: vivido cromatismo noise-rock alla Cows che abbraccia il turgore melvinsiano di Houdini. Solidi e compatti nell’avanzata, ma soprattutto abili nel posizionare i dettagli lungo il cammino. Speedy Peones: per quanto mi riguarda lievemente inferiori ai compagni di split, però affatto disdicevoli. Guidati da una drum machine agganciano l’immaginario guizzante Man Or Astro-Man? e lo trascinano dentro cavità post punk. Un bel otto tondo all’intera operazione e la speranza di veder presto i Kelvin su un minutaggio più esteso.
ROCKIT Autore: Alex Urso Cosa vuoi che dica. Io ho il fermento giovane e lo scazzo facile. Mettici che vengo da otto ore di lavoro. Che ho poca voglia di parlare adesso. Che a pensare a cosa dire mi viene in mente solo di scopare violento e piangere sottovoce senza dartene conto. Poi mi sgretolo le unghie prima di dormire. Ti scrivo che se me lo chiedi sparisco in un secondo. Tu non mi rispondi. Io rido nervoso ed ascolto questo split in 10". Due lati. Uno contro l'altro. Sette tracce che si spartiscono due punti fermi di alienazione musicale padovana: Kelvin da un parte e Speedy Peones dall'altra. I primi picchiano duro. Anna e Woolter, batteria e chitarra, si cimentano in un suono crudo e violento, un noise-punk che urla nervoso ed isterico dissenso. Quattro pezzi dalle forti venature emo. Litanie profonde e suoni dilatati come i Fine Before You Came. Batteria pesante e voce sparata su un tappeto hardcore grigio e ruvido. Azzeccato l'omaggio ai Melvins in "If I had an exorcism". Potente "My body is a jerk", rivisitazione di un pezzo dei Men's Recovery Project. Girato il vinile entrano in gioco gli Speedy Peones. Il loro trash-pop è ormai una garanzia. Personalmente li adoro. Le tre tracce scorrono frenetiche. Il loro post-punk si attutisce leggermente dall'ultimo "Karel Thole" (2010), lasciando felicemente spazio a tastierine ed ornamenti melodici dal sapore 80's. Maggiore ricerca di un suono calibrato e cristallino, meno selvaggio rispetto alle prove a cui ci avevano abituati. E tuttavia la sostanza non cambia, l'attitudine resta. Basterebbe ascoltare "Ephemera Drawer" per ribadire lo spessore di questi quattro. Nel complesso un 10" ben realizzato. Musicalmente ben equilibrato. Notevole la registrazione (in parte affidata a Giulio Favero) da ascoltare ad alti volumi. Ottimo infine l'artwork, con edizioni limitate per collezionisti d'avanguardia e feticisti del supporto.
RUMORE N.234-235 LUGLIO/AGOSTO 2011 Autore: Andrea Prevignano Le intenzioni sono sempre state chiare, a partire dalla copertina. Schiacciare. Tutto. I padovani Kelvin (“fedeli alla linea del pugno in faccia”) sono stati tra i migliori gruppi del noise italiano del decennio che si va a chiudere. Postcore assassino, ritmiche matematiche e ossessive, attacco noise, i Kelvin erano ai tempi di questo esordio del 2002 (e rimangono) furibondi come potevano essere alcuni gruppi della AmRep o della Touch and go del periodo migliore. Grotteschi e violenti come i Butthole Surfers (Candea) artistici come gli Arab on Radar (El Pero), inesorabili come gli Shellac di At Action Park (No Cry). Titoli di coda: Anna suona ancora nei Kelvin, Andrea nei Dog Loose Monobanda (!), Woolter suonava nei Putiferio. Giulio Ragno Favero che li produsse, ha suonato nei Putiferio, nei One Dimensional Man e nel Teatro degli Orrori. Dissolvenza. Fine.
AUDIODROME Autore: Michele Giorgi MacinaDischi ha deciso di ristampare il primo lavoro targato Kelvin, originariamente uscito come cd-r autoprodotto nel 2002 e registrato da Giulio Favero. Il trio in azione (Anna, Woolter, Andrea) picchia duro e fa pochi complimenti, sputa sull’ascoltatore un noise graffiante e figlio dell’urgenza hardcore, vicino per sentire alla prima ondata Amphetamine Reptile e al minimalismo di casa (tarda) Dischord. Le composizioni sono feroci squarci in cui la necessità di comunicare si palesa in esplosioni sonore, ferite slabbrate aperte sul desolante stato della nostra società (che non è poi così cambiata se non in peggio): non c’è indole fighetta o voglia di risultare appetibili, non c’è pulsione alla piaggeria, ma solo intimo malessere e bisogno di condividerlo. Certo, oggi, certi suoni rischiano di apparire meno caustici o perlomeno inaspettati, specialmente per chi certe traiettorie le ha seguite e sa dove sono andate a parare, eppure le rasoiate dei Kelvin continuano a far male e lasciare il segno, fosse solo per la bruciante scia di reale malessere che si portano dietro. Se a tratti un rimando/richiamo si insinua troppo prepotentemente, l’insieme appare figlio di un sentire comune ma non di un nome specifico, pulsa della vis creativa unificante di un preciso momento, ma non si schiaccia su qualche nume tutelare, tantomeno accetta di ricavarsi un ruolo di mero gregario. CD01 è la fotografia di un atto costitutivo, la prima di molte istantanee che i Kelvin regaleranno lungo gli anni, sia in solitaria sia in forma di split, la pagina iniziale di un album dei ricordi che continua a vivere e lasciare il segno, antitesi della nostalgia provocata da molte operazioni similari. Perché i Kelvin sono ancora attivi e continuano a far male, con Anna e Woolter a portare avanti il vessillo della premiata ditta made in Padova. Un ottimo modo per rimettere in ordine le cose e riscoprire una pagina importante del suono italiano (e non solo) dell’ultimo decennio, al solito è divertente unire i puntini rappresentati da nomi, luoghi, date e scoprire l’immagine che va formandosi.
STORIA DELLA MUSICA Autore: Alessandro Pascale “Il cd rappresenta fedelmente un'aria particolare che tirava a Padova in quegli anni: locali, gruppi e luoghi con un' urgenza musicale, l'eterno dilemma nel trovare il suono definitivo.” (dal foglio di presentazione del disco) CD01 è l'esordio miracoloso dei Kelvin, band padovana clamorosamente sconosciuta che reclama giustamente vendetta rimasterizzando e ristampando questo disco-gioiellino del 2002. E sì che di dischi i Kelvin ne hanno fatto altri in seguito, e viene sicuramente voglia di recuperarli tutti se sono all'altezza di questo. Anna (batteria), Woolter (chitarra, voce e synth; con esperienza anche nei Putiferio, Lodio e Antisgamo) e Andrea (chitarra, voce, tastiera) riescono infatti a realizzare un disco impressionante per qualità, inventiva e “muscolatura” massiccia, tanto da non sfigurare sul piano internazionale. Lo si percepisce subito, fin dalla violenta partenza cyber-industrial di Ae Rose (sul cui stile si chiude anche il disco con El Pero, in una perfetta sintesi circolare) che siamo di fronte a qualcosa di grosso e importante. In mezzo gli altri 13 pezzi, che sommati ai due restanti fermano il cronometro a ben 17 minuti e 28 secondi, non fanno che confermare l'impressione. Chiaro a questo punto l'orizzonte “filosofico” di riferimento: l'hardcore. Ovviamente un hardcore frustrato, maltrattato, malmenato, violentato quasi, verrebbe da dire, a sentire gli umori cybertronici di Fraccon. Nonostante questa urgenza espressiva così tipica degli umori più originari del movimento hardcore la varietà di influenze e di escursioni stilistiche ci deve far parlare nello specifico di post-core. Basta sentire le sublimi No cry e Ultimissima per scovare tracce di gente come Shellac, Unwound, Fugazi e Jesus Lizard. Quel che sorprende però è la varietà di suoni che si ritrovano frullati in tanti singoli episodi variegati, in cui in un attimo precipiti nel peggior caos possibile (Candea), come solo certa no wave sperimentale sapeva fare, un attimo dopo rientri in un noise da cui riemergono anche i Sonic Youth (Lunimattina). In mezzo marcette da rivolta caotica (Ocio Chea Pende Del 10%), sferzanti salti ai limiti di un avant-core alla Zu (Bonanno), fino a riapprocciarsi con un math-core meno sperimentale ma martellante, robusto e spigoloso come pochi (Mazurka). Poco altro da aggiungere se non che siamo di fronte ad un'opera che sarebbe un delitto non riscoprire. 8/10
BLOW UP N.158-159 LUGLIO/AGOSTO 2011 Autore: Fabio Polvani Sotto il segno del martello. I padovani Kelvin esordivano nel 2002, allora come trio, con un cd-r nelle cui tracce albergavano gli ultimi fuochi del noise rock storico e del post-hardcore dischordiano e dove sbocciavano i semi della follia no-wave, quella della nova generazione degli Arab On Radar. In quest’area musicale il nord-est è stato il laboratorio italiano più ricettivo e i Kelvin avevano da dire qualcosa a riguardo. La ristampa rimasterizzata di quella prima artigianale realizzazione ci fa riscoprire i fermenti e le intuizioni di brani incalzanti, declamatori, confusionari: frammenti sputati fuori dalle casse come schegge da schivare dai testi incomprensibili, ma dai titoli in dialetto veneto. A volte incisivi e “rockissimi”, altre volte cacofonici e autoreferenziali, altre ancora demenziali, soprattutto nell’inserimento di motivetti sintetici, figli dei Big Black così come del Men’sRecovery Project. I Kelvin abbinavano alienazione e divertimento, comportandosi alla maniera di tre ludici luddisti di era pot-industriale o proto cibernetica. Ogni tanto continuano a farlo anche adesso, in coppia.
ACIDI VIOLA Autore: AcidiViola I Kelvin sono tre, e sono bravi ragazzi. Sono tre bravi ragazzi che si divertono a fare casino. E sono tre bravi ragazzi che a stento riescono a portare avanti un brano per più di due minuti e mezzo (ma anche, tanto meno). I Kelvin, padovani, nel 2003 hanno lavorato a questo album; che è uno dei primi album registrati da Giulio Ragno Favero (sapete tutti chi è). In questo 2011 il CD01 viene ristampato per Macina Dischi ed è, credetemi, un vero piacere parlarne. Quindici le tracce, tra chitarre spigolose, batterie incalzanti, synth mai fuori luogo, rumore, urla. Quindici tracce dove pogare e ballare, sudare e muoversi diventano una cosa sola. Preparatevi prima di mettere su quest'album, perchè le fucilate che vi arriveranno saranno immediate e dolorosamente piacevoli. Già da aerose, rimarrete immobili ma desiderosi di muovervi, di saltare dappertutto. Il primo brano, cinquantatre secondi, è un intro capace di stare in piedi anche da solo, cosa che non capita spesso. Musicalmente si stoppano spesso, i Kelvin, ma non inciampano mai; ripartono sempre più incazzosi di prima. Si stoppano in no cry, in ultimissima, in lunimattina e ocio chea pende del 10% soprattutto, ma non solo. E non fanno solo quello... nell'album trovano spazio anche altre cose, non solo brani guidati da ripetuti stop'n'go. Si trovano caoticità quasi-screamo (bonanno). no-wave (candea) o ancora noise-rock (ultima e - di nuovo - no cry); dancefloor sciolti nell'acido (fraccon, ispettore gadget, el pero e queo dea doris, che sa prendersi le sue soddisfazioni sia rumorose che "rilassate"); strane mazurke che sconfinano nell'industrial (mazurka) e tanto, tanto altro. E' un album, questo CD01, che sa essere, allo stesso tempo, sia breve (per la durata totale: poco più di un quarto d'ora) sia lungo e vario (per le tracce: quindici, molto diverse tra loro). E sa essere, in più, molto interessante; capace di catturarti dal primo all'ultimo secondo. Decisamente consigliato agli appassionati del noisecore pugliese (Bogong In Action, Microwave With Marge, Ada-Nuki e chi più ne ha, più ne metta). Poi, considerate pure che l'album, se siete curiosi, potete ascoltarlo/scaricarlo in anteprima sul sito della Macina. Insomma, che volete di più?
NERDS ATTACK! Autore: Marco Casciani ‘CD01′ è il primo disco dei Kelvin, band noise/post-punk attiva dal 1999 e proveniente da Padova. La scena musicale è quella dei Lucertulas, degli Speedy Peones, degli One Dimensional Man, dei Putiferio, di Woolter (progetto solista del chitarrista/vocalist dei Kelvin), dell’onnipresente Giulio Favero che nel 2002 ha registrato quasi tutti i brani di questo disco in analogico al Toolshed Studio di Massanzago. Oggi, anno 2011, viene rimasterizzato e ristampato in CD su MacinaDischi. Sono 15 tracce della durata totale di 17 minuti circa: schegge graffianti, spirito hardcore, dissonanze e alienazione, un ritmo pesante e martellante che evoca l’atmosfera industriale del nord-est italiano. Il suono così sporco, grezzo, low-fi, è paradossalmente frutto di una ricerca approfondita il cui obiettivo sembra quello di far avvicinare il più possibile il suono di una chitarra elettrica ad una motosega. Un pugno in faccia volutamente fastidioso, insopportabile, soffocante: bello, senza alcun dubbio
INDIE-EYE Autore: Denis Prinzio Questo lavoro uscì come CD-R autoprodotto nel 2003; la Macina Dischi (etichetta dei quotati Squadra Omega) ha ristampato il disco proprio quest’anno. Il nostro è un power trio (i critici giusti li chiamano così) proveniente da Padova e fa un macello della madonna. 15 pezzi per poco meno di 18 minuti di musica: praticamente 1 minuto a pezzo. Coordinate sonore? Il noise-rock più feroce e schizzato degli Shellac con ancora la scimmia addosso dei Big Black, i Jesus Lizard imbottiti di anfetamina, i Butthole Surfers con un mazzo di peperoncini infilati nel culo, un vortice impazzito di nevrosi e schizofrenie Zorniane: per restare nell’attualità, c’è molto anche della velocità esecutiva di gente come i Dillinger Escape Plan. Il giro è quello dei Putiferio e degli Speedy Peones; attitudine hardcore, piglio grind. Chitarre secche come rasoi, ritmi spastici, una violenza concettuale che a tratti diventa parossistica. Roba per palati fini, musica per gente che sguazza nel caos organizzato. I nervi sono sempre tesi, i muscoli tirati allo spasmo. Se avete dormito poco e vi serve qualcosa di più forte del caffè per svegliarvi potrebbero sicuramente fare al caso vostro; se state cercando di rilassarvi un po’, o volete perdervi in sonorità psichedeliche, rivolgetevi altrove. Insomma, maneggiate con cura, questa è roba incendiaria. Poi non dite che non vi avevo avvertito.
In Your Eyes ZINE Autore: Francesco Cerisola Anna, Andrea (ora Dog Loose Maonobanda) e Woolter (anche nei Putiferio, Lodio e Antisgammo) erano i Kelvin di CD 01. C'è cos'è CD 01? E' il loro debutto discografico, uscito autoprodotto nel 2002 e, ora, rimasterizzato e ristampato da Macina Dischi: 17 minuti e mezzo di violenza sonora. Ae Rose, parte con rumori ambientali per poi esplodere in pesante fragore. Quindi, si lascia spazio a No Cry, più abbozzata, e Fraccon, assurda e veloce come un treno. Ultimissima è squadrata come un pezzo degli Shellac, ancora intrisi di Big Black come la successiva Go Away (che conclude riprendento il Robert De Niro di Taxi Driver). Lunimattina è un ulteriore treno che ci passa sulle ossa, veloce e inarrestabile, su cui si innesta l'altrettanto sconvolgente Ocio Chea Pende Del 10%. Bonanno e Ultima sono sfuriate omicide, mentre Ispettore Gadget, un poco più quieta (?) striscia via come una serpe, lasciandoci in compagnia di Queo Dea Doris e ai suoi contrasti fra tastiera e frastuono. Candea è psicotica, con i suoi scherzi vocali affogati nel noise, Mazurka è macabra e infernale, Cosa C'è Di Nuovo Al Covo una tempesta senza fine. Infine, El Pero conclude senza pietà. Palesemente acerbo, agro, aspro come un limone, è questo il gusto di CD01. Il power trio veneto spiazza completamente, togliendoci tutti i punti di riferimento. E' come giocare a mosca cieca nel caos più totale. Canzoni come schegge impazzite, suoni aggressivi come pugni in faccia. Una testimonianza interessante, ma sicuramente solo per palati molto raffinati.
LA SCENA http://www.lascena.it Autore: Jordan Sullivan Inserisco il CD nella consolle, metto su le cuffie; tempo che il gioco si carichi e… The War is Now: FIGHT!! Esplosioni, micidiali sferzate con lame d’acciaio, scariche elettriche; sullo sfondo il cielo rumoreggia cupo, mentre sullo schermo tutto ciò che si muove è crivellato di pallottole o abbattuto a martellate. Nel videogame dei Kelvin il joystick non serve, bastano una batteria, due chitarre, tastiera e synth. E ovviamente la voce, un furioso grido di battaglia che atterrisce il nemico. L’offensiva sonora dura poco più di diciassette minuti: quindici abbozzi di brani, senza inizio né fine, recisi uno a uno a colpi d’accetta. Ma in questa schizofrenica massa di suoni, urla e rumori, incredibilmente tutto sembra avere un senso: ogni elemento è legato all’altro da una sottile ironia, che l’ascoltatore non può fare a meno di percepire. Saranno i titoli assurdi delle canzoni (in dialetto veneto?), i testi indecifrabili, i caserecci esperimenti d’elettronica o i bruschi cambiamenti di ritmo, velocità e umore… A dispetto della marcata pesantezza del suono - al limite della denuncia per inquinamento acustico - il “CD*01” sfoggia una leggerezza sorprendente. In poche parole, i Kelvin se ne fregano del mercato, della “scena” e delle vendite: «Kelvin mirano a restare un punto fermo d’alienazione musicale a Padova e ad essere ‘la cosa diversa’, piaccia o non piaccia, non ce ne frega na tega». Farsi sfondare i timpani non è mai stato così divertente!
METALORGIE Autore: Senti Je ne sais pas pour quelle raison, peut-être l'austérité (trompeuse) du visuel, mais j'ai laissé prendre la poussière à ce disque de Kelvin des mois avant de me décider à l'écouter. Déjà présent sur d'excellents split albums avec Speedy Peones et Woolter (le même Woolter à la guitare ici même ainsi que dans Putiferio), Kelvin ressort sur MacinaDischi leur CD-r autoproduit de 2002. Le mélange d'une boîte à outils rouillés et de bonbons acidulés (façon Castorama meets Haribo) de la photo intérieure m'a immédiatement fait prendre conscience de mon erreur. Quant au premier morceau, il ne fait que confirmer les traces de noise jubilatoire et déglinguée détectées en amont. Ces deux (tantôt trois) italiens n'ont que faire de la moindre balise, c'est une fureur purement juvénile qui les anime. Leurs morceaux ultra-brefs laissent filer des guitares follement distordues, qui comme de la guimauve, s'enroulent autour d'une rythmique rigide calcifiée au punk. De purs moments d'allégresse en forme de coups de pied au cul. Outre les parties savamment nourries au synthé dramatique et ostentatoire, c'est le chant, qui comme plaqué dans l'oreille au gigaphone, refile un irrésistible tournis à l'ensemble de ce disque multi-dimensionnel. Et malgré un dernier tiers moins enthousiasmant (quoique les 45 secondes du dernier morceau, "El Pero", donne juste l'irrésistible envie de danser sur les mains), c'est avec un ressenti unique et rafraichissant que Kelvin parvient à faire tenir toutes ses digressions dans une seule et même grosse boite (à surprises). On y découvre l'aspect éléctronico-ferraille vindicatif de Neptune, le je-m'en-foutisme insolant et insoumis des débuts de An Albatross et même des facettes post-hardcore de luxe sur l'excellent "Lunimattina". En bref, un gros quart d'heure d'électrocution foudroyante qui ne demande qu'à être répété jusqu'à épuisement de la moindre parcelle d'ampère.
NEXT CLUES Autore: Bil Je sais pas vous, mais de mon côté j’ai découvert Kelvin grâce à un split 10’’ avec Speedy Peones, toujours sur ce même label, Macina Dischi. Depuis, j’éprouve le besoin de me mettre, de temps à autre, une dose de la noise joyeuse et multidirectionnelle de ces italiens. Elle assure des réveils efficaces, sans douceur, pied au cul. Si bien qu’un des deux sillons de ce split à la pochette en acier est maintenant largement plus creusé que l’autre. CD01 n’est pas une nouvelle livraison de Kelvin. Comme le titre l’indique, il s’agit du premier enregistrement, sorti en cd-r en 2003, réédité pour raisons archéologiques. On retourne dans le passé, à une époque où Kelvin n’était pas encore un duo mais un trio (Andrea complétait la paire Anna + Woolter, le même Woolter qui officie dans Putiferio), et, sans surprise aucune, on retombe sur la même noise. Joyeuse et multidirectionnelle. 17 minutes d’un bien beau bordel juvénile en 15 petits titres aux beats militaires et aux guitares désobéissantes. De quoi s’emmêler les pinceaux et rester accroché au plafond. La petite différence, c’est la présence de synthés, utilisés parfois pour des intermèdes comico-inutiles. Cette facette claviériste de Kelvin se fait surtout menaçante sur la dernière partie du disque (les titres de 10 à 15, en gros), mais il y a pas à chier, c’est quand ça gueule dans Kelvin, quand ça part dans tous les sens et quand les guitares grincent que ce groupe de Padoue est le plus jubilatoire. Il n’est d’ailleurs pas étonnant qu’ils aient persisté dans cette voie-là plutôt que celle des instrumentaux synthético-chiants (Ispettorre Gadget, Mazurka, El Pero). (7.5/10) {Bil}
RADIO KULTURA "Noise r'us" Autore: Psychocandy Si les surprises italiennes en termes de groupes déviants étaient jusqu'alors l'apanage de 5roses, boite de promo dirigée par la batteur de Chevreuil, Julien Fernandez, il va désormais falloir compter avec Macina Dischi, label basé à Padova et comptant parmi ses fleurons expérimentaux ce duo/trio dont le tout premier album se voit réédité. L'initiative est bonne et ici, on ingurgite quinze titres pour une durée d'à peine plus de dix-sept minutes. Le propos est donc bref mais marquant, et débute par exemple sur un Ae rose ou guitares triturées et synthé plus aérien mènent la danse, entre bruitisme et volutes psyché. Le décor est planté et à l'image de No cry, le second titre, Kelvin fait feu de tout bois et envoie la sauce, sur ce titre en mode post-hardcore savamment exécuté. On varie entre claviers déglingués et cadence elle aussi affolée (Fraccon) pour ensuite demeurer dans le chanté-braillé (Ultimissima) selon un rythme plus normé et le duo original, Anna (drums)/Woolter (guitar-voice-synth) étonne, pour une première sortie, par son savoir-faire. Jamais conventionnel, insoumis à souhait, il laisse libre cours à sa sauvagerie créatrice et bien lui en prend: on se régale de pépites comme Ocio chea pende del 10%, asséné, ou de la délicieuse electro psyché complètement cosmique de Ispettore Gadget, qui nous prouve que même les plus petits formats séduisent sur l'opus. Plus loin, le fracas de Mazurka convainc à son tour et la fin du disque tient elle aussi largement la route, entre les coups de boutoirs rythmiques de Cosa c'é di nuovo al covo assortis de sons bien sentis, et le terminal El pero, fait de sonorités synthétiques remuantes. Dans le genre et pour une durée aussi réduite, l'essai est réussi et captivant et apporte la preuve que dans la Grande Botte, l'expérimental a sa place et regorge de groupes valeureux, dans lesquels on "rangera" donc Kelvin et sa discographie riche, émaillé de splits à retenir et de dates fournies auprès de groupes du même accabit.